
Il nostro approfondimento mensile sulla dimensione sociale della Teologia morale in Gaudium et spes si conclude con il contributo di Alessandro Rovello, che dopo aver richiamato al Mistero di Cristo quale fonte e culmine dell’antropologia e dell’etica sociale cristiane, rimanda al ‘dovere di coscienza’ e alla cultura spirituale come criteri significativi per educare uomini e donne capaci di un agire sociale significativo.

Il tema della responsabilità e della partecipazione dei cristiani alla vita socio-politica è sempre stato estremamente stimolante e complesso perché interessa l’idea di società e di politica, la visione dell’uomo e di Dio, le relazioni interpersonali e tra le istituzioni, il servizio e le virtù della carità e della speranza. Il termine stesso responsabilità rimanda ad una chiamata a cui si può (e si deve) dare una risposta. Per il cristiano questa vocazione proviene dall’Alto, da Colui che è Buono (Lc 18,19), ma anche dal basso cioè da tutti gli uomini che, vivendo nel mondo, si devono impegnare per “custodire e curare” la casa comune.
Su questi temi, come è noto, non mancano le sollecitazioni e gli stimoli provenienti dal Magistero (espressi in particolare dai documenti della Dottrina sociale della Chiesa), ma presenti anche in diversi passaggi dei testi del Concilio Vaticano II.[1] In particolare ci soffermeremo sul n. 31 della Gaudium et spes, intitolato “Responsabilità e partecipazione”, che conclude la riflessione sulla “Comunità degli uomini” presentata nel secondo capitolo della Costituzione Conciliare sulla “Chiesa nel mondo contemporaneo”. Accanto a questo importante passaggio, viene proposto anche un breve approfondimento teologico su “Il Verbo incarnato e la solidarietà umana” (GS 32), in cui si richiama il n. 22 della stessa Costituzione che è intitolato “Cristo l’uomo nuovo” e che completa il capitolo dedicato alla “Dignità della persona umana”. Entrambi questi testi (22 e 32) collegano il discorso antropologico nelle sue diverse sfaccettature con quello più ampio e specifico del mistero di Gesù Cristo che rappresenta il punto di partenza e di arrivo della antropologia e dell’etica ecclesiale.
Per parlare di responsabilità e partecipazione in prospettiva cristiana, quindi, non possiamo dimenticare l’evento dell’Incarnazione del Verbo che fonda un nuovo modo di pensare e di vivere l’etica sociale e che ci consegna un termine di confronto particolare per affrontare gli argomenti specifici ad essa collegati. Mi sembra importante a questo proposito ricordare che nel n. 46 della Gaudium et spes si afferma: “Dopo aver esposto di quale dignità è insignita la persona dell’uomo e quale compito, individuale e sociale, egli è chiamato ad adempiere sulla terra, il Concilio, alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana, attira ora l’attenzione di tutti su alcuni problemi contemporanei particolarmente urgenti, che toccano in modo specialissimo il genere umano. Tra le numerose questioni che oggi destano l’interesse generale, queste meritano particolare menzione: il matrimonio e la famiglia, la cultura umana, la vita economico-sociale, la vita politica, la solidarietà tra le nazioni e la pace”. Alla luce del vangelo e dell’esperienza umana, dunque, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere a numerose questioni cercando di Promuovere il bene comune (GS 26), nel rispetto della persona umana (GS 27), degli avversari (GS 28), attraverso la valorizzazione della fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e la giustizia sociale (GS 29) e il superamento dell’etica individualistica (GS 30).
È importante quindi, come afferma il n. 31, che “i singoli uomini assolvano con maggiore cura il proprio dovere di coscienza verso sé stessi e verso i vari gruppi di cui sono membri”, ma per raggiungere questo obbiettivo “occorre educarli con diligenza ad acquisire una più ampia cultura spirituale, utilizzando gli enormi mezzi che oggi sono a disposizione del genere umano”.
Vengono perciò richiamati due temi dell’etica tradizionale: il dovere di coscienza e l’educazione orientata ad avere una ampia cultura spirituale – un argomento molto interessante da approfondire nelle sedi opportune – capace di creare uomini e donne “di forte personalità” per dare risposte concrete e autenticamente cristiane alle domande della storia. [2] Il Concilio riconosce che a “tale senso di responsabilità l’uomo giunge con difficoltà se le condizioni della vita non gli permettono di prender coscienza della propria dignità e di rispondere alla sua vocazione, prodigandosi per Dio e per gli altri […] Al contrario, essa si fortifica quando l’uomo accetta le inevitabili difficoltà della vita sociale, assume le molteplici esigenze dell’umana convivenza e si impegna al servizio della comunità umana” (GS 31).
Credo che questi concetti siano i punti cardine di una ricerca teologico-morale a servizio della società: il cristiano deve accettare le difficoltà della vita sociale, assumere le esigenze dell’umana convivenza, impegnarsi nel servizio.[3] Questo implica lo sviluppo di una Comunità Ecclesiale che, trovando in Cristo il modello di riferimento, abbia una corretta visione sia della realtà esistente, sia dell’ideale verso cui tendere e che, nella consapevolezza dei limiti e delle potenzialità di ciascuno, si impegni ad educare, accompagnare e sostenere chi si impegna per “pensare e generare un mondo aperto” e per fare “la migliore politica” (Fratelli tutti, capp. 3 e 5)
Perciò, conclude il n. 31 della Gaudium et spes, “bisogna stimolare la volontà di tutti ad assumersi la propria parte nelle comuni imprese […] affinché poi tutti i cittadini siano spinti a partecipare alla vita dei vari gruppi di cui si compone il corpo sociale” e “il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”. È un invito forte, una missione e una sfida che il Concilio consegna a tutti, anche nel nostro tempo, a cui dobbiamo rispondere insieme con responsabilità.
[1] Cfr. J.Lydon McHug, La dottrina sociale della chiesa, ed. Castelvecchi, Roma 2025.
[2] Su questo mi permetto di segnalare alcuni passaggi del mio testo su La morale e i movimenti ecclesiali, Edb, Bologna 2013.
[3] Cfr. il mio articolo su “Il volto morale della donna di Nazareth” in uscita nella Rivista “Guttadauro” dell’Istituto teologico di Caltanissetta.

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