La povertà educativa in Italia

La povertà educativa è un fenomeno complesso, multidimensionale e privo di una definizione univoca. Non si limita alla mancanza di risorse economiche, ma coinvolge anche aspetti culturali, relazionali e sociali. Introdotto nel dibattito sociologico alla fine degli anni ’90, il concetto evidenzia come bambini e adolescenti vengano privati delle opportunità di apprendere, sviluppare talenti e partecipare pienamente alla vita sociale.

Di questo si è parlato in uno dei laboratori della III Giornata di studio di teologia morale, dal titolo “Mi prendo cura di te. Formazione alla carità sociale e ministerialità della soglia”. Partendo dalle sollecitazioni di papa Francesco, che ha sottolineato la necessità di una “rivoluzione culturale” e di una “educazione in uscita”, capace di superare il tecnicismo ereditato dal positivismo, per creare nuovi modelli educativi più inclusivi e dinamici, ci siamo interrogati sui dati relativi alla povertà educativa.

Il caso della Puglia, per esempio, mostra in modo chiaro la gravità della situazione: secondo Save the Children (2022), solo il 40% dei giovani legge o pratica sport, il 30% frequenta eventi culturali e appena il 20% partecipa a concerti o visita siti archeologici.

Le cause principali della povertà educativa sono:

  • la povertà economica: quasi 1,3 milioni di minori vivono in povertà assoluta in Italia, con una forte correlazione tra reddito familiare e accesso a opportunità formative;
  • la povertà culturale: il livello d’istruzione dei genitori incide profondamente sul percorso educativo dei figli. La mobilità sociale è limitata, e solo i figli di laureati hanno possibilità concrete di conseguire lo stesso titolo;
  • la povertà sociale e territoriale: nascere in una periferia svantaggiata, specie nel Sud Italia, comporta mancanza di spazi adeguati alla crescita e un accesso ridotto a servizi scolastici e culturali.

L’indice di dispersione scolastica in Italia è ancora superiore alla media europea e molti ragazzi, pur ottenendo un diploma, non raggiungono le competenze minime in italiano, matematica e inglese (dispersione implicita).

Le soluzioni proposte includono modelli d’intervento integrati, come il programma “Qui, un quartiere per crescere” di Save the Children, che mira a superare la frammentazione delle politiche attraverso azioni congiunte tra scuola, servizi sociali, enti del terzo settore e comunità locali. Fondamentale è anche lo sviluppo di Patti educativi di comunità, che mettano in rete tutti gli attori educativi del territorio.

Nella seconda parte del laboratorio ci siamo concentrati sulla discussione di un “vissuto morale personale”, sottoposto al discernimento degli operatori pastorali intervenuti. Matteo, un ragazzo pugliese di 14 anni sogna di danzare, ma si scontra con le difficoltà economiche, l’opposizione familiare e l’indifferenza scolastica. L’oratorio e l’assistente sociale diventano punti di ascolto e azione, attivando un percorso di supporto alla famiglia, valorizzazione del ragazzo e coinvolgimento della comunità.

Nel dialogo è emerso che, per contrastare la povertà educativa, è richiesta una visione sistemica, politiche mirate e il coinvolgimento attivo di tutte le realtà territoriali, affinché ogni minore possa realizzare pienamente il proprio potenziale.

Giuseppe Russo – Caritas regionale

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